In questo blog riporterò un po' per volta le rubriche che durante i tre anni di attività del centro massaggi Armonia è Salute abbiamo pubblicato su internet.
Mi è sembrato bello mantenere il ricordo dell'attività svolta e continuare a condividere queste pagine che ci hanno accompagnato

Il freddo e il grasso buono



Cinque studi, che risalgono ad una decina di anni fa, hanno dimostrato che gli adulti posseggono un tessuto adiposo (grasso) denominato bruno, il quale, invece di immagazzinare lipidi come il grasso bianco, brucia calorie.

E’ ormai assodato che sia i lattanti che gli animali soliti a ibernazione possiedono questo tessuto adiposo bruno in grande quantità. Nel primo caso serve ai neonati per produrre calore e proteggersi dall’ipotermia, mentre nel secondo il tessuto adiposo bruno si attiva e brucia il grasso bianco per poter riscaldare l’animale al risveglio.
Si è riscontrato lo stesso tipo di tessuto adiposo anche in piccoli mammiferi che vivono nelle zone fredde del pianeta.

Tuttavia la scienza ha sempre creduto che gli adulti umani non possedessero questo tessuto adiposo bruno.

E’ stato solo con l’invenzione e l’utilizzo "casuale" della diagnostica per immagine che il tema ha incominciato a suscitare un certo interesse.
Risulta infatti che gli oncologi, per localizzare i tumori, cercavano tessuti che consumassero molte calorie. Tuttavia, ci si rese presto conto, che esistono zone del corpo umano adulto che, pur non essendo affette da cancro, bruciano molte più calorie di altre. Si è quindi scoperto che le zone intorno al collo e la clavicola sono ricche di tessuto adiposo bruno.

Le cellule del tessuto adiposo bruno, comunemente denominate “adipociti marroni”, sono molto diverse dalle loro cugine del grasso bianco, in quanto le prime sono ricche di mitocondri, considerati come piccole centrali elettriche. Questi, invece di produrre energia per permettere alla cellula di adempiere alle sue funzioni (per esempio contrarsi, nel caso di una cellula muscolare), generano calore, secondo il processo conosciuto come termogenesi. In altre parole, sei tu avessi molto tessuto adiposo bruno, bruceresti più calorie.

Gli studi del dott. Paul Lee (Sidney, Australia) suggeriscono che la ricerca sul tessuto adiposo bruno aprirebbe la strada a terapie alternative per combattere la obesità e il diabete. Ha dimostrato, infatti, non solo che 50g di tessuto adiposo bruno possono bruciare fino a 50g di grasso bianco al giorno, ma che le persone che abbondano di tale tessuto tendono ad avere livelli di glucosio inferiori nel sangue.

La ricerca ha ormai riconosciuto l’importanza di trovare una formula che permetta all’organismo umano adulto di generare tessuto adiposo bruno. Nonostante studi farmaceutici recenti si siano sforzati di produrre un farmaco in grado convertire il grasso bianco in tessuto adiposo bruno, sappiate che si può ottenere lo stesso risultato in modo molto più naturale.

Sembrerà assurdo, ma diversi studi hanno dimostrato che è possibile aumentare la quantità del proprio tessuto adiposo bruno semplicemente indossando meno vestiti o dormendo ad una temperatura più fresca, fino al punto, che ci crediate o meno, di tremare.
Trascorrere dai 10 ai 15 minuti al giorno ad una temperatura sufficientemente fresca da indurre un lieve tremore ha lo stesso effetto dell’esercizio fisico moderato nell’aumentare i livelli di grasso “buono” (ossia tessuto adiposo bruno).

Tremare dal freddo è una reazione naturale dei muscoli, che si contraggono per produrre calore e riscaldare il corpo quando la temperatura esterna è troppo bassa. Infatti, se la temperatura dell’ambiente scende sotto i 16°C e non siamo adeguatamente vestiti, avvertiamo i classici brividi.

La conversione del grasso bianco in “grasso bruno” avviene grazie all’effetto di un ormone, la irisina (scoperta nel 2012 da ricercatori dell’Università di Harvard), che è innescata dai muscoli sia durante l’esercizio fisico, che nell’atto di tremare dal freddo.

Durante il giorno mantenere una temperatura costante di 19°C in tutti i locali è più che sufficiente. Sfortunatamente, la tendenza oggigiorno è di surriscaldare gli ambienti, con effetti distruttivi sia sull’ambiente (a causa delle emissioni), che sulle persone, le quali, abituate ad un termostato di 22°C, tendono a ridurre i propri livelli di grasso bruno.